la mia valle
di nuovo in Piemonte, sulla scia di Tenco
Se un giorno tu
Verrai via con me
Amore mio
Andremo insieme a vivere là
Nella mia valle
Dove ho imparato ad amare il sole
Perchè fa crescere l’erba nei prati
Dove ho imparato ad amare la pioggia
Perchè fa crescere l’acqua nel pozzo
- Luigi Tenco, La mia valle
Come dicevo la scorsa settimana, a maggio sono tornato in Italia. Ho avuto la fortuna di rivedere Bologna - e Ferrara - e di visitare per la prima volta una città come Padova.
Ma soprattutto sono tornato a casa.
Sono tornato “nella mia valle”: il Monferrato, in Piemonte, una valle fatta di colline verdissime e filari di viti che non sembrano finire mai.
Questa è la valle di cui canta Luigi Tenco.
Luigi Tenco è stato uno dei più grandi cantautori italiani ed è nato a Cassine, lo stesso paese in cui sono cresciuto io. Sebbene lo conoscessi già di nome, ho iniziato ad ascoltarlo seriamente soltanto dopo essermi trasferito in Portogallo, spinto da un mio caro amico italiano che lo adorava.
Ho sempre avuto uno sguardo rivolto verso l’esterno, ho sempre cercato stimoli lontano da casa. Per molto tempo ho fatto fatica a provare un vero senso di appartenenza al luogo da cui venivo.
In Luigi, però, ho trovato qualcosa a cui aggrapparmi: un appiglio emotivo e culturale, che mi ha permesso di sentirmi più vicino alla “mia valle”, a quelle colline verdi che ricoprono il territorio della mia infanzia.
Mi riconosco nella sua sincerità, nel trasporto con cui viveva e raccontava le proprie emozioni, nella sensibilità che pervade le sue canzoni. Lo apprezzo per la straordinaria lucidità dei suoi testi e per la sua capacità di mostrarsi vulnerabile, di comunicare senza filtri.
Sapere che un artista che ammiro così tanto e che sento così vicino è nato nel paese in cui sono cresciuto suscita in me un moto d’orgoglio. Grazie a lui ho trovato nella mia terra qualcosa che mi rappresenta.
Tornare a casa significa dunque riascoltare la musica di Luigi.
Ma significa anche tanto altro.
Significa rivedere i miei genitori, le persone con cui sono cresciuto, così come tutti quei luoghi che riaccendono immediatamente in me ricordi del passato: dal piazzale asfaltato in cui giocavo a calcio al tragitto che da casa mi portava alla piscina, dalla grande piazza in cui ero solito riunirmi con gli amici al bar principale in cui si concentra la vita del paese.
Significa mangiare tutte quelle cose che hanno sempre distinto la mia infanzia, e che, puntualmente, ho la fortuna di ritrovare a tavola ogni volta che metto piede in casa.
È una grande gioia poter riassaporare questi piatti, partecipare nuovamente al rituale del cibo insieme a mamma e papà e provare quella sensazione di calore che solo un pranzo o una cena in famiglia ti possono dare.




Farinata / Risotto ai funghi / Ravioli del plin con porri e salsiccia / Ravioli al ragù
Nelle ultimi anni, tornare a casa ha significato anche andare allo stadio con mio padre.
Il calcio - e il tifo per la Juventus - è una grande passione di famiglia, comune a tanti altri italiani come me. Fin da piccolo, mi è sempre piaciuto giocare a calcio e sedermi sul divano a guardare le partite con mio padre.
Ricordo con profonda nostalgia le vacanze estive della mia infanzia.
Con la scusa del ritiro prestagionale della Juventus, trascorrevamo due settimane in montagna, spesso in Trentino Alto-Adige, avendo l’opportunità di vedere da vicino i giocatori, in un ambiente elettrico e coinvolgente, e di goderci la splendida natura nei dintorni.
Tuttavia, per qualche motivo oscuro, io e mio padre non eravamo mai andati a vedere una partita a Torino insieme.
Finché due anni fa non ho deciso di comprare due biglietti e di trascinarlo allo stadio insieme a me, inaugurando una tradizione che spero possa durare per ancora molti anni.
Questa volta abbiamo visto Juventus-Fiorentina, che ha visto la nostra squadra perdere per due reti a zero nell’ultima partita casalinga della stagione, mancando l’accesso alla Champions League per l’anno prossimo.
Una piccola tragedia sportiva per noi tifosi bianconeri, infinitamente meno importante, però, di un’altra giornata vissuta allo stadio con mio papà.
Juventus Stadium, Torino
Tornare a casa ha significato anche visitare una zona della mia regione che non avevo ancora esplorato. Si tratta delle Langhe, un territorio confinante con quello del Monferrato, che si estende tra le province di Asti e Cuneo.
Sono stato per la prima volta a Barbaresco e a La Morra, due affascinanti borghi di collina circondati da vigneti e conosciuti soprattutto per la produzione del vino.
Ho trascorso una splendida giornata insieme alla mia famiglia, ammirando il paesaggio e, ovviamente, assaggiando dell’ottimo Barbaresco. Non sono certo un esperto di vini, ma l’ho trovato fantastico: intenso e avvolgente, esplode in bocca e lascia percepire le note legnose della botte.
Mi ha sorpreso vedere molti più turisti rispetto al Monferrato, soprattutto stranieri. Barbaresco e La Morra sono sicuramente più conosciuti e frequentati, ma conservano comunque l’atmosfera tranquilla e rurale dei piccoli paesi piemontesi.
Il panorama parla da solo.
Barbaresco
La Morra
Così si è concluso il mio viaggio in Italia.
Tornerò ancora… e ancora!
Grazie per la lettura!
Un abbraccio,
Daniele







